Turismo post-Covid: ripresa tra formazione e passaporto vaccinale

Eppure, qualcosa comincia a muoversi. Malgrado le innegabili criticità che ancora caratterizzano questa fase, malgrado le mille difficoltà di chi deve fare i conti con una comunicazione poco chiara e provvedimenti difformi fra loro e malgrado l'ultimo DPCM abbia riconfermato la quarantena di 5 giorni per i viaggi nell'Ue fino al 30 aprile, qualche segnale positivo sta arrivando.

Ci piace anche pensare che sia vero quanto affermato dal Ministro Garavaglia, il quale sostiene che «Il 2 giugno in verità viene inteso come data ultima: “Quando ho parlato del 2 giugno facevo riferimento alla festa nazionale. Mi riferivo a una data finale, entro la quale mi auguro sia aperto tutto; ovviamente dipende dal piano vaccinale. Da tempo diciamo che dobbiamo programmare. Ci sono delle attività che hanno bisogno di settimane se non di mesi di anticipo per programmare l’apertura».

Del resto, ed è innegabile, ogni settimana che passa perdiamo “pezzi importanti” di PIL e proprio non ce lo possiamo permettere.


FONTE: Il Giornale del Turismo:

Salvare il sistema turistico nazionale in vista dell’estate 2021. Questo l’obiettivo degli operatori di un settore messo in ginocchio dalla pandemia. Dopo le perdite del 2020, anche il primo trimestre 2021 presenta un saldo negativo, con una flessione di circa 15 milioni di pernottamenti dovuta in gran parte al blocco del turismo invernale, segnato dall’80% in meno di presenze rispetto all’anno scorso, e di quello primaverile, tra lockdown a singhiozzo e restrizioni fino a Pasqua.

Secondo una stima di Coldiretti su dati Bankitalia, infatti, l’assenza di stranieri in vacanza nel nostro Paese è costata 11,2 miliardi (ben 23,3 milioni di viaggiatori in meno).

In Italia, il comparto non aveva segnato un crollo verticale così marcato da oltre 30 anni, tanto che adesso si confida nelle politiche di flessibilità relative a prenotazioni e disdette, nella vaccinazione di massa e nell’adozione di misure sanitarie adeguate da parte delle strutture ricettive e degli operatori.

Nonostante questo quadro a tinte fosche, si osserva un diffuso ottimismo tra gli operatori. Oltre il 76% delle agenzie di viaggio ritiene, infatti, che i flussi turistici supereranno i livelli pre-covid e secondo il 47% di esse, questi saranno indirizzati prevalentemente verso l’Europa.

Sono alcuni dei dati che emergono dal sondaggio realizzato dall’Osservatorio FondItalia su un campione rappresentativo delle imprese aderenti al Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la Formazione Continua, al quale aderiscono più di 10.000 aziende del turismo (circa l’8% sul totale degli iscritti al Fondo) con oltre 49.000 lavoratori, per la maggior parte provenienti da Puglia, Campania e Lombardia.

Lo studio ha analizzato lo stato dell’arte di due segmenti, particolarmente provati dall’emergenza, come le agenzie di viaggio e il ramo alberghiero.

La stragrande maggioranza delle imprese, nello specifico l’83% delle agenzie di viaggio e il 60,7% delle strutture di alloggio, ritiene che la pandemia determinerà cambiamenti permanenti nella propria attività. Secondo la maggior parte degli intervistati i settori sui quali sarà necessario intervenire saranno la tipologia dei servizi offerti, l’organizzazione del lavoro, il marketing e la comunicazione nonché la sicurezza, soprattutto dal punto di vista sanitario. Emerge comunque una cospicua percentuale di aziende che non sa rispondere, pari al 50% delle agenzie di viaggio e al 53,6% delle strutture di alloggio, dato che mette in evidenza la necessità di predisporre attività di consulenza o di accompagnamento in una fase di transizione così delicata.

“E’ uno scenario in continua evoluzione, in cui è difficile effettuare delle previsioni. Secondo le nostre analisi la ripresa passerà soprattutto dall’innovazione digitale e dalla formazione. Partendo dal dato che in media 7 persone su 10 prenotano viaggi via web, è indubbio che il digitale sia diventato uno strumento importantissimo per intercettare il flusso di viaggiatori internazionali – sottolinea Egidio Sangue, Vicepresidente e Direttore FondItalia – In attesa che la vaccinazione di massa porti i suoi frutti e che il settore possa ripartire, anche grazie all’adozione del passaporto vaccinale, la riorganizzazione comporta scelte aziendali adeguate. L’Avviso FEMI 2021.01, partito con una dotazione economica di 6 milioni di euro può rappresentare una grande occasione per accompagnare e sostenere le imprese, con un’adeguata formazione per i lavoratori del comparto turistico, nei processi d’innovazione e trasformazione organizzativa necessari.”

La fotografia dei bisogni formativi delle aziende intervistate mette in evidenza le competenze indispensabili per le figure professionali; tra queste spiccano padronanza delle lingue e delle culture degli altri paesi, esperienza in materia di salute e sicurezza sanitaria e conoscenze informatiche di gestione aziendale. In quest’ultimo ambito c’è ancora molto da fare se si pensa che l’80% delle imprese intervistate ha dichiarato di non utilizzare app o software per il coordinamento del personale né per la traduzione simultanea.

Se il ramo alberghiero ritiene che, tra le figure professionali che acquisiranno maggiori opportunità di inserimento in futuro, figureranno i tecnici informatici, gli esperti di marketing e i manager, per le agenzie di viaggio le maggiori opportunità saranno offerte dallo sviluppo del digitale insieme alla conoscenza del protocollo di accoglienza.

“FondItalia è in prima linea per fronteggiare le ricadute dell’emergenza coronavirus nel settore turistico – aggiunge Francesco Franco, Presidente FondItalia – promuovendo formazione di qualità e facilitazioni per le aziende aderenti. Anche quest’anno abbiamo previsto l’abolizione permanente dell’apporto proprio, ossia il cofinanziamento da parte delle imprese che optino per aiuti di Stato di importanza minore. Abbiamo messo in campo, inoltre, cospicue risorse per favorire la ripresa delle imprese nell’ottica di promuovere l’innovazione attraverso la realizzazione di nuove metodologie organizzative e produttive”.

Analizzando il dettaglio dell’offerta formativa di cui beneficiano attualmente le aziende, a guidare la classifica è la formazione obbligatoria ex-lege, seguita dal 50% delle imprese del settore alloggio e dal 41,2% delle agenzie di viaggio. Al secondo posto si collocano corsi di formazione in lingue straniere. In entrambi i settori si segnala tuttavia una percentuale di aziende superiore al 17% che non offre alcuna attività formativa ai propri dipendenti.

Dai riferimenti relativi al fabbisogno formativo delle aziende, comparato con i corsi svolti nel 2020, emerge una forte domanda in materia di marketing e comunicazione, informatica, culture straniere, accoglienza, ristorazione, gestione delle emergenze sanitarie e organizzazione aziendale.

Le interviste hanno evidenziato inoltre la necessità di predisporre percorsi di aggiornamento specifici sulle nuove normative che interessano il mondo del lavoro. È infatti emerso che ben il 58,8% delle agenzie di viaggio e il 28,6 delle strutture di alloggio non siano a conoscenza della possibilità di applicare deroghe economicamente migliorative nell’ambito del contratto collettivo per i lavoratori della propria azienda. Al tempo stesso, il 76,5% delle agenzie di viaggio e il 39,3% delle strutture di alloggio non è al corrente della possibilità di applicare contratti collettivi diversi da quelli maggiormente utilizzati.

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