L'inatteso effetto della pandemia sull'export del Mezzogiorno

"Lo shock pandemico - scrivono gli esperti di Sace - ha messo ancor più in risalto le potenzialità inespresse dell'export del Mezzogiorno, potenzialità che potrebbero essere sviluppate nel prossimo futuro sia verso quelli che sono già importanti partner commerciali (come Stati Uniti, Francia e Germania), sia verso geografie ancora poco conosciute ai prodotti meridionali"


Nei primi nove mesi del 2020 si è registrato un forte calo dell'export su quasi tutto il territorio nazionale rispetto allo stesso periodo del 2019 (-12,5%), con una dinamica meno negativa della media nel Mezzogiorno (a esclusione delle Isole) grazie alle ottime performance dei prodotti agroalimentari e del Molise, che ha registrato una crescita delle vendite oltreconfine significativa (+31,4%).


È la fotografia scattata da Sace in un focus ad hoc sull'export regionale, in cui si evidenzia come sebbene ci sia un calo delle esportazioni nei primi tre trimestri del 2020, tra luglio e settembre si nota una generale ripresa delle vendite all'estero (+24,1% congiunturale).

"Lo shock pandemico - scrivono gli esperti di Sace - ha messo ancor più in risalto le potenzialità inespresse dell'export del Mezzogiorno, potenzialità che potrebbero essere sviluppate nel prossimo futuro sia verso quelli che sono già importanti partner commerciali (come Stati Uniti, Francia e Germania), sia verso geografie ancora poco conosciute ai prodotti meridionali".




Il valore delle esportazioni di beni di tutte le ripartizioni territoriali nazionali è cresciuto tra luglio e settembre rispetto ai tre mesi precedenti sino a tornare quasi ai livelli del primo trimestre (97,6%). Il dato è positivo e diffuso in quasi tutte le regioni, tranne la Sicilia che ha mostrato invece una contrazione.

"È una buona notizia che segna la ripartenza della domanda estera, tanto importante per l'economia italiana", scrive Sace. Tuttavia il risultato dei primi nove mesi del 2020 continua a rimanere in territorio negativo (-12,5%) e questo accomuna quasi tutte le regioni: fanno eccezione solo Molise e Liguria. Nei primi nove mesi dell'anno scorso, rispetto allo stesso periodo del 2019, si è osservato un forte calo delle vendite all'estero dei prodotti provenienti in particolare dalle Isole (-30,6%) - che tuttavia pesano poco sul totale delle esportazioni italiane - e del Nord-Ovest (-14%) - che invece è la zona che in termini di valore ha il maggior rilievo sull'export nazionale complessivo.

L'area che nel complesso ha risentito meno delle ripercussioni negative sulla domanda dei propri prodotti da parte di Paesi stranieri - si legge ancora nel dossier Sace - è stata quella che già nel 2019 aveva registrato una crescita superiore rispetto alla media nazionale: il Mezzogiorno.

Scrivono gli analisti di Sace: "Si osserva una tenuta del Sud Italia superiore a quella del Nord, un dato interessante anche per le prospettive future del Mezzogiorno in termini di export. Le potenzialità del Meridione sono elevate: un confronto con le performance dei peer, la similarita' tra domanda e offerta di export e le prospettive di crescita del mercato, evidenzia una domanda di circa 17 miliardi di euro ancora inespressa".

Il dossier snocciola quindi i numeri dei mercati a maggiore potenziale: Stati Uniti (3 miliardi di euro), Francia (1,7 miliardi), Germania (1,43 miliardi), Spagna (1,42 miliardi), Cina (700 milioni), Turchia (315 milioni), Messico (488 milioni) e Qatar (250 milioni).

"Le merci vendute all'estero e provenienti dalle regioni del Sud (a esclusione delle Isole) - riferisce l'analisi di Sace - nel 2019 avevano visto un aumento tendenziale del 4,4%, mentre tra gennaio e settembre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, esse hanno subito un calo del 10,4% (-12,5% la media nazionale)".



Questo risultato nel 2020 da parte del Mezzogiorno "è stato possibile grazie a due fattori, uno di carattere settoriale, rappresentato da una propensione per l'agroalimentare dell'export del Meridione, e uno geografico, dato da una performance eccezionale dell'export del Molise, che ha avuto, nonostante lo shock pandemico, una crescita di oltre il 30%".

Il primo fattore, quello più importante, attesta che l'export di queste regioni si compone in gran parte di prodotti del settore agroalimentare il quale, nonostante la crisi, è riuscito a mantenersi in crescita. In Campania, Puglia, Abruzzo, Basilicata, Molise e Calabria il tasso medio di crescita del comparto di alimentari e bevande nei primi nove mesi del 2020 e' stato del 10,1% rispetto allo stesso periodo del 2019, contro la media nazionale pari all'1,3%.

Nel mentre, le vendite all'estero di prodotti agricoli sono aumentate in modo più contenuto (+6,7%), una crescita imputabile quasi esclusivamente ai prodotti pugliesi. Il dato è ancor più positivo se si considera che l'export nazionale di prodotti agricoli mostra per i primi tre trimestri del 2020 una sostanziale stabilità in termini tendenziali (+0,02%).

Fra le regioni italiane, è stato il Molise, seguito dalla Basilicata, a registrare la crescita più ampia nel settore alimentare in termini percentuali. Mentre, con quasi 300 milioni di scarto rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, i prodotti alimentari campani hanno raggiunto il miglior risultato in termini di valore.


FONTE: AGI.IT

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