Export, dall’olio toscano ai vini di Pescara: così le eccellenze dribblano la pandemia

Lo sprint dell’olio toscano sostenuto soprattutto delle richieste arrivate da Nord-America, Francia e Germania. La provincia di Parma che ha fatto segnare un deciso incremento grazie ai prodotti da forno ed ad altre specialità alimentari, mentre a Reggio Emilia e dintorni si segnalano le vendite all’estero di salumi. E ancora, la resilienza della pasta di Chieti e dei vini di Pescara, in Abruzzo. Sono solo alcune delle specializzazioni che, malgrado il pesante impatto della crisi pandemica sulle esportazioni del Made in Italy, hanno permesso la tenuta di diverse realtà territoriali del Centro Italia come documenta un focus Sace curato da Stefano Gorissen e Carlotta Fumei che ha passato in rassegna le dinamiche dell’export di province e regioni italiane mettendo a fuoco la particolare resistenza dell’agroalimentare.





Il comparto, sottolinea Sace, è quello che ha saputo contenere maggiormente gli effetti negativi dell’emergenza provocata dal Covid-19. Nel complesso, le vendite oltreconfine di alimentari e bevande hanno registrato, nei primi nove mesi del 2020 - ultimi dati Istat elaborati dall’Ufficio Studi di Sace disponibili mentre questo dorso va in stampa -, un progresso dell’1,3% in tutto il Paese, ma ci sono molte realtà della penisola con risultati ben superiori alla media nazionale.


È il caso, per esempio, dell’Emilia-Romagna dove l’export ha subito una contrazione del 10,6%, da gennaio a settembre dello scorso anno, ma minore rispetto al resto del Paese, proprio grazie all’agroalimentare (+3,1%). «È il quarto settore per incidenza a livello di export regionale - spiega Gorissen - e ha saputo reagire alla crisi grazie alla spinta assicurata da alcune specializzazioni territoriali che sono molto forti e valide». Quali? Sace segnala, tra le altre, la provincia di Parma che è cresciuta del 26,9% con i suoi prodotti da forno e altri prodotti alimentari (dal caffè ai sughi, ai piatti pronti), mentre nella provincia di Reggio Emilia è stato soprattutto l’export di salumi a fare la parte del leone (+3,9%). E, anche se altri segmenti si sono contratti, come l’ortofrutta di Ferrara, Forlì, Cesena e Ravenna, mentre quella di Latina, nel Lazio, ha retto l’onda d’urto del virus, «c’è una ulteriore conferma della resilienza di certi comparti», sottolinea Gorissen.


Come è accaduto anche in Toscana dove è rimasta molto solida tutta la produzione di olio tra le province di Lucca, Firenze, Grosseto e Siena, che è cresciuta del 9,4 per cento. E, allargando lo sguardo ad altri settori, si sono mostrati particolarmente resistenti anche il tessile-abbigliamento di Arezzo, rimasto pressoché stabile (+0,2%) e la carta di Lucca che ha sì rallentato (-1,3%), ma in misura inferiore a quanto accaduto altrove.


L’agroalimentare ha fatto poi da traino anche in altre Regioni, dall’Abruzzo (+4,5%), dove a spiccare è soprattutto la pasta di Chieti (+13,8%) insieme ai vini della stessa provincia e di Pescara, alle Marche con un progresso dell’1,9%, grazie a diverse eccellenze del territorio (si veda altro articolo in pagina), fino all’Umbria dove l’export ha subito un forte calo, ma alcune produzioni, come l’olio di Perugia, hanno registrato un diverso trend (+0,9%). Merito, osserva Gorissen, della risposta degli imprenditori locali, pronti a ripensare la strategia di vendita dopo il crollo del food service, colpito dalla pandemia. Una capacità di adattamento alla crisi che è alla base anche del forte progresso dell’export agroalimentare in Molise (+30,5%), mentre le esportazioni del Lazio hanno puntato su altri tasselli, dai prodotti chimici (+16,9%) a quelli in metallo (+22,2%), per arginare l’effetto della pandemia.


Fonte Sole24Ore - di Celestina Dominelli

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