Le cooperative dell’agroalimentare puntano sull’alleanza strategica

Rappresentano un quarto del fatturato dell’agroalimentare italiano (36 miliardi su giro di affari totale di oltre 130), ma sono ancora tante (circa 5mila con 90mila addetti) e lontane dagli standard delle maxi cooperative europee.



La cooperazione agroalimentare italiana soffre di nanismo, un «male» comune al sistema alimentare nazionale. Ora le associazioni di rappresentanza vogliono forzare la svolta. Per il presidente di Legacoop agroalimentare, Giovanni Luppi, la strada è quella dell’alleanza.

L’agroalimentare che dal 1998 ha costituito un coordinamento con Fedagri Confcooperative e Agci, punta su una bandiera unica della cooperazione che consenta una vera unione nel settore agroalimentare che ha fatto da apripista e rappresenta dunque un modello. Ma senza la scelta unitaria delle tre confederazioni non si può procedere nell’alimentare e non si può andare oltre il coordinamento. «Siamo convinti – ha detto Luppi in occasione della presentazione della XVI assemblea nazionale in programma a Roma il 10 e 11 marzo – che l’Alleanza delle coop dovrà essere, oltre che un sindacato di imprese agroalimentari con compiti di rappresentanza, vigilanza e promozione, anche la sede nella quale favorire lo sviluppo di una grande progettualità condivisa». Il dado sembra essere ormai tratto e a gennaio 2017 dovranno partire le manovre di unificazione delle centrali e la conclusione è prevista l’anno successivo. I benefici? «Massa critica in primis, in grado di liberare risorse e poi – ha spiegato il numero uno di Legacoop agroalimentare – raggiungere l’obiettivo che si sintetizza nella politica delle tre I e cioè integrazione, innovazione e internazionalizzazione».

Aggregare l’offerta per affrontare i mercati Le imprese più a rischio sono quelle medie, perchè i big riescono a trovare spazio sui mercati e le piccole si possono rifugiare nella nicchia. Per le medie invece, che hanno investito, i tempi sono bui. Per questo la strategia è di spingere sulla qualificazione dell’offerta delle imprese per affrontare al meglio la grande distribuzione e i mercati globali. E garantire un prezzo equo. Che la cooperazione già in parte assicura. Per il latte, per esempio, prodotto sensibile e nelle morse di una crisi gravissima, Granarolo big del settore ha pagato 36 centesimi al litro a fronte dei 30 della Ue e dei 34 generalmente riconosciuti agli allevatori italiani (Lactalis nell’accordo scaduto a fine febbraio ha pagato 36 più 1 cent aggiunto con l’utilizzo dei 25 milioni stanziati da Bruxelles). «Fondamentale – secondo Luppi – è valorizzare in particolare il tessuto agricolo meridionale, incoraggiando la fusione tra le cooperative e la collaborazione con le reti di vendita». Luppi ha anche affermato che la politica del ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, va nella direzione giusta, non altrettanto positivo è il giudizio su alcune azioni del governo, a cominciare dalle iniziative sulla banche di credito cooperativo. A spiegare meglio le perplessità sull’operazione il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari, vice presidente di una banca di credito cooperativo. Calzolari ha contestato soprattutto che si possano mettere in discussione le riserve: «La tutela delle riserve – ha detto – è fondamentale per preservare l’integrità delle coop. Non va bene che si decida a metà percorso che si possano vendere le riserve. Questo è un capitolo da rimettere in discussione». Anche per Calzolari la strada obbligata è quella dell’unità: «La nostra mission è la valorizzazione dei soci, bisogna parlare con una voce univoca con la Pubblica amministrazione, la grande distribuzione e i consumatori».

Riaprire la partita sui Consorzi agrari

Due poi le spine nel fianco: l’idea che le aziende cooperative godano di privilegi e i consorzi agrari. «Abbiamo i vantaggi fiscali previsti dalla legge – ha sottolineato Luppi – e comunque se questi vantaggi ci sono perchè le altre imprese non si trasformano in coop?». Un nervo scoperto restano i Consorzi agrari. La Legacoop, dopo tanti anni, non ha ancora digerito il riconoscimento per legge della mutualità prevalente ai Consorzi agrari «che sono coop come quelle nostre». E soprattutto il presidente non ci sta «a dover sventare in ogni Legge di Stabilità l’emendamento che assegna soldi ai Cap». Luppi ha lanciato la proposta di un tavolo allargato al mondo politico e a tutte le rappresentanze del settore agroalimentare per affrontare la questione nella massima trasparenza. Ma per ora di ricette targate Legaccoop non ce ne sono.

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