La birra artigianale made in Italy conquista spazi oltreconfine

Sono un migliaio i microbirrifici in Italia e stanno crescendo a doppia cifra di anno in anno per la loro capacità di coniugare consumo giovane, tradizioni secolari e opportunità di autoimprenditoria. Un microcosmo poco regolamentato in scena da oggi e fino al 23 febbraio alla fiera di Rimini, per la seconda edizione di “Beer Attraction”, l'unico evento in Italia dedicato a tutta la filiera della birra artigianale, dalle materie prime alle attrezzature dei brewpub. In esposizione nel quartiere fieristico romagnolo 347 aziende, tra dirette e rappresentate, di cui il 35% provenienti da oltre 20 Paesi, in prima fila Regno Unito, Germania, Belgio e Stati Uniti.

Organizzata da Rimini Fiera in collaborazione con Unionbirrai e con il patrocinio di Italgrob, Beer Attraction diventa anche l'occasione per fare il punto su prospettive di mercato e vuoti normativi per questo made in Italy artigianale a base di malto, luppolo e lieviti. Oggi microbirrifici (il 45% fattura meno di 100mila euro e il 40% non ha dipendenti) e grandi impianti industriali sono trattati allo stessi modo, «sia per livelli di imposizione fiscale sia per complessità degli adempimenti, mentre quasi tutta l'Europa, e in particolare i diretti concorrenti dell’Italia come Belgio e Germania, favorisce e sostiene i piccoli produttori, in coerenza con le direttive Ue», rimarcano Cna Alimentare e Unionbirrai. La firma ancora fresca di inchiostro alla Camera dei deputati sul “collegato agricoltura” che dà per la prima volta una definizione di birra artigianale è però già un primo passo: è artigianale la birra “prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e microfiltrazione e la cui produzione annua non superi i 200mila ettolitri”. L’aumento delle accise nel 2015 ha però bloccato o addirittura contratto i fatturati di oltre la metà dei produttori. «E se guardiamo agli ultimi 12 anni le accise sono più che raddoppiate e l'Iva è passata dal 20 al 22%», è la denuncia dei piccoli produttori.

Ciò non sta impedendo ai birrifici più dinamici di crescere, soprattutto all’estero, dove il food&drink italiano gode sempre di grande accoglienza e dove i consumi di birra sono esponenziali rispetto al nostro Paese: 30 litri di consumo pro capite l’anno in Italia (dove AssoBirra calcola che 7 italiani su 10 amino bionde e rosse) contro i 105 litri in Germania, gli 86 litri in Irlanda o gli 82 litri in Spagna. Anche se la birra artigianale rappresenta ancora appena un 3% dei consumi complessivi (un dato comunque triplicato in tre anni), l'attenzione per qualità e tradizionalità stanno esplodendo. «Le esportazioni delle birre artigianali italiane sono cresciute di oltre il 20% nella prima metà del 2015 e circa il 50% è diretto nel Regno Unito», fanno sapere da Webeers, la start-up delle birre artigianali. Il primo portale e-commerce, in cui è appena entrato con il 40% del capitale l'incubatore quotato all'Aim Digital Magics, che punta a replicare per le migliori birre artigianali italiane il modello già sperimentato per il vino: www.webeers.com è sia una vetrina commerciale internazionale che consegna in 48 ore centinaia di birre diverse sia una community dove alimentare la cultura della birra di qualità artigianale made in Italy.

L’obiettivo di RiminiFiera è arrivare nel tempo a replicare per la birra (Beer Attraction è alla seconda edizione) il successo straordinario costruito con Sigep (il 37° salone si è chiuso lo scorso gennaio con oltre 200mila presenze), puntando su «settori del made in Italy creativi e dinamici con orizzonti di crescita internazionali ancora da sfruttare», spiega il presidente del quartiere romagnolo, Lorenzo Cagnoni.

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