Alimentare aggrappato all'export

«Nel 2016 speriamo in un balzo della domanda interna, non fatto di decimali. Serve insomma una svolta perchè sul fronte dell'export sarà un anno di consolidamento dei risultati raggiunti»: Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, punta dritto sul problema.

«L'export - spiega Scordamaglia - non può compensare le perdite degli anni precedenti e la debolezza attuale del mercato domestico. Il clima di fiducia degli italiani sta gradualmente migliorando ma non si è ancora tornati ai livelli pre-crisi. Il settore ha perso 15 punti di vendita in valuta costante dall'inizio della crisi, c'è da augurarsi che la spinta delle festività favorisca un effetto scia positivo che si prolunghi nel 2016. E che ci sia il colpo d'ala».

E un ulteriore rafforzamento del dollaro potrebbe aiutarci? «Non credo - risponde Scordamaglia - perchè contemporaneamente si appesantirebbe l'import dei mercati emergenti che oramai hanno un ruolo di peso. Gli effetti si compenserebbero». Nel 2016 però ci sarà «sicuramente un effetto positivo sul mercato americano grazie al programma Made in Italy varato dal Governo italiano che ha l'obiettivo di favorire l'ingresso dei prodotti italiani nei retailer americani».

Sull'andamento del 2016 «influiranno i ritardi del ministero delle Politiche agricole sul decreto dei fondi Ocm promozione - si lamenta Sandro Boscaini, presidente di Federvini -. L'intermediario pubblico deve solo decidere su fondi erogati dalla Ue a cui bisogna aggiungere almeno il 50% di risorse private. Le imprese non sono in grado di capire su quante risorse potranno contare per pianificare l'investimento. Il nostro precedente appello è stato trascurato».

Secondo l'ufficio studi di Federalimentare, l'export nei primi nove mesi dell'anno è cresciuto del 7% a 21,2 miliardi, con un sostanziale consolidamento dopo il +7,3% dei primi otto mesi e il +6,8% dei sette mesi. Il vino rimane l'apripista dell'export tricolore con circa il 20% e con un pre-consuntivo dell'anno di 5,4 miliardi, +6%, secondo le stime di Wine monitor Nomisma.

«È stato un anno molto positivo - conferma Boscaini - nonostante le criticità della Russia e le incertezze in Cina. Il nostro export è stato trainato dagli spumanti e, in particolare, dal Prosecco. Ora però il fenomeno Prosecco deve lavorare su un prodotto non più commodity: deve fare piramide e valorizzare le sue declinazioni».

Dopo il vino, nell'export alimentare seguono il dolciario con il 12% di quota, il lattiero-caseario con l'8,9% e la pasta con l'8,4%. Sul fronte della produzione, nei primi dieci mesi del 2015, l'output scivola dello 0,2%. La produzione è «in linea di galleggiamento - spiega l'ufficio studi di Federalimentare - in un'area di forte stagnazione, al punto da rischiare, se l'ultimo bimestre non recherà ristoro, di chiudere l'anno, ancorché marginalmente, con un segno negativo».

Poi conclude che «il totale industria, sostenuto dal brillante andamento di mezzi di trasporto e farmaceutico ha avviato, diversamente dall'alimentare, un percorso di recupero. Ne deriva che, allo stato attuale, l'alimentare resta confinato nel gruppetto minoritario dei settori attardati sul fronte della ripresa». Sul fronte dell'export, rimane vistoso il salto “stabile” del mercato americano: +22,6%. Spicca ancora la brusca caduta del mercato russo (-36%), a seguito dell'embargo e della crisi economica locale.

Si rafforza uno sbocco importante, fermo nel 2014, come il Canada, che sale al +10%, mentre si indebolisce il Giappone, con un +2,3%. In Europa in grande spolvero la Spagna (+17,4%) e la Gran Bretagna (+8,6%).

A questi mercati si affiancano la Cina anzitutto, che mette a segno un +24,7%, e la Libia, col +37,8. Senza l'embargo alla Russia il nostro export sarebbe stato migliore. «È un vero delitto continuare con l'embargo - osserva Scordamaglia - Speriamo che a breve si possa allentare la stretta».

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